da “Clinica dell’abbandono” – Alda Merini

da “Clinica dell’abbandono” – Alda Merini
Ti aspetto e ogni giorno 
mi spengo poco per volta  
e ho dimenticato il tuo volto.  
Mi chiedono se la mia disperazione 
sia pari alla tua assenza  
no, è qualcosa di più:  
è un gesto di morte fissa 
che non ti so regalare.

Cap 11.7 – Preghiera del pescatore

Cap 11.7 – Preghiera del pescatore

Dove sei amore mio?

Quelle margherite nei campi sono tue? Tue le distese di oro nei campi di frumento?

Faccio dei sogni strani: tu sei con me e io corro, corro a perdifiato e alla mattina mi alzo con i crampi. Altre notti sogno che siamo ritornati insieme, ma ho paura che sia un sogno così mi prendo a sberle, per vedere se mi alzo; ma il mio sogno è profondo, e così credo che quella è la realtà.

Come è crudele la notte, e come è gelido il mattino.

Mi sento solo, questo non lo dico a nessuno, non voglio che mi compatiscano, non voglio la loro compagnia come fosse elemosina, a dire il vero mi sento solo al mondo pur se sono in mezzo alla gente. Non voglio la compagnia di nessuno solo quella di Lei. E così mi sento solo, 27 anni e sentirsene 80, aver voglia di raccontare gli anni della guerra, ma qui nella mia testa la guerra è ancora in corso. Sono un pescatore, e prima di prendere in mano i remi, dico la mia preghiera al vento del mattino.

“Mani forti e pelle dura, prendi il largo quando il sole è ancora a letto.

Benedetta la brezza della notte.

Benedetto il vento freddo sul volto assonnato.

Fila le reti e canta una canzone al mare, tu solo sei sveglio sull’intero pianeta.

Dio stammi vicino quando sono al largo, guida la mia barca.

Non permettere che cada in mare, lo sai non so nuotare.

Guida la mia mano nel gettare le reti, come un contadino che getta a ventaglio la semente.

Ti prego, fa che questa notte non finisca mai,

fa in modo che non metta più piede sulla terra ferma, nella mia casa vuota e silenziosa.

Qando sono disteso a letto mi sento squotere dalle onde.

Non voglio più tornare nella mia casa solitaria,

il pasto davanti alla tv, una sigaretta e una birra sul balcone,

dove sono i miei remi, dove sono le reti.

Sono stanco delle luci dei lampioni, dei ragazzi innamorati,

degli alberi scossi dal vento dei semafori immobili.

Nella notte, solo in mezzo al mare ti prego, prego di vederti venir verso di me

sederti accanto, e fumarci assieme una sigaretta.

Sarei contento di aspettare con te i pesci nelle reti.

Signore, sono solo un pescatore,

tocca le mie mani sono quoio e il mio cuore, pure.

Non ti chiedo di intenerirlo, solo di farmi compagnia.

Lo so che sei un bravo pescatore, lo sono anchio.

Mio padre pescava e voleva far di me lo stesso. Io sono fuggito verso le luci della città. Bevevo molto allora, e quando bevevo, a letto, venivo scosso come dalle onde.

Lo sai che ho collezionato baci? Volevo essere l’amante migliore. O forse volevo solo che qualcuna si ricordasse di me. Ora la salsedine mi squarcia le labbra, ora le mie labbra sono scheggiate come la corteggia di un albero. Non ricordo più la forma del mio viso perso sotto questa folta barba, ma mi tiene caldo la notte e mi nasconde dallo sguardo della gente e dal pericolo di essere riconosciuto da uno di quelli che era mio amico.

Signore ti chiedo solo un paio di pesci e che il tabacco non finisca. Quando fumo, Signore, fumo via la tristezza, in quei tre minuti ogni boccata è vita pura, ogni soffio è un pensiero cattivo che se ne va.

Dio, aiuta i pescatori solitari a non sentirsi soli.”

Cap 11.7-Lettera prima di cadere

Cap 11.7-Lettera prima di cadere

Ciao Sara.

Qui ti scriverò cose che forse ti ho già detto.

Anche oggi ti ho sognata, anche oggi ti ho sognato insieme a me, e poi mi sono alzato e quella Gioia mi è crollata addosso come un muro, ero di nuovo qua senza te. Lo so che molto probabilmente sei la mia anima gemella, lo so me lo sento nel sangue, lo sento nella testa, nei momenti vuoti, nelle lacrime che non smettono di scendere, lo sento guardandoti negli occhi, guqrdandoti le labbra, abbracciandoti.

Mi piaceva quando io guardavo la tv in salotto e tu in cucina, perché era come se facessi parte della stessa famiglia.

Io ti sposerei perché so che non posso fare a meno di te. Se potessi morirei per un mese e poi tornare in vita per sapere da te se ti sono mancato, o se sei riuscita a cancellarmi pian piano dai tuoi ricordi come un amico d’infanzia che non vedi più, e i lineamenti del suo volto nella tua memoria ormai si stanno sbiadendo. Lo so che ti vuoi fare una vita nuova, e questo mi ferisce più di una lama. Lo so che vuoi conoscere altri uomini e questo mi fa più male che aprirmi le vene, lo so che vuoi andare oltre alla nostra storia e questo mi fa più male che voler morire.

Senza di te io sono nulla, lo so che sei la mia anima gemella lo so perché vivere senza di te non vale la pena sarebbe solo sopravvivere, tirare avanti, sforzandosi di dimenticare, per smettere di soffrire. Se solo riuscissi a non amarti così…

Io voglio sposarti, prendere una casa con te, fare anche un duro lavoro per poi tornare a casa e vedere i tuoi occhi verdi. Vorrei vivere con te e litigare con te, fare l’amore con te per riscaldarci di notte, nudi e sudati d’estate, sotto la doccia insieme.

Io voglio un bambino da te vederti coccolarlo, sapere che mi guardi mentro lo coccolo, un Nostro bambino. Voglio abbracciarti e farti ridere quando sei giù, fare shopping con te, cucinare con te, annoiarmi con te, guardare la tv con te, pensare a cosa fare la sera con te, leggerti poesie, andare al mare con te spalmarti la crema e ripararci insieme dal sole sotto di un albero. Per me è il paradiso in terra, il resto è fuoco e fiamme.

Il resto è nulla è tirare avanti provando a cancellarti.

Accarezzare le tue curve, vedere il tuo sguardo voglioso di affetto o di sesso. Parlarti di ogni minima cazzata. Confidarci. Superare insieme le crisi che a turno ci coglieranno impreparati. Aiutarci a vicenda. Senza cercare altrove la risposta, io saprei renderti felice, perché sarà il riflesso della felicità che tu mi dai.

Ma so che tu ormai hai preso una decisione, non provi amore, senza capire che l’amore ogni tanto tende a spegnersi e dobbiamo metterci noi la legna, senza dire cheil mio mondo è privo di legna e andare su di un altro pianeta a vivere.

Lo so che stai cercando di allontanarmi, che sei passata dal dirmi che ci saremmo visti, abbracciati e parlati, al vederci solo con gli altri, per quello poche volte che uscirai con noi, e lo so che quelle volte diminuiranno sempre più. Io sono diventato il nonno rimasto in ospizio all’inizio lo vedi tutti i giorni, poi comici a diminuire le visite perché dici di avere una tua vita da vivere e perché ti fa male vederlo.

E cosa significa andare avanti perché delle pastiglie mi permettono di farlo, se tu non senti più l’amore per me e hai deciso di chiudere con me, perché io che ho perso la voglia di vivere dovrei comportarmi diversamente da te. So che la tristezza che proverai rimarrà per un breve periodo, e sarebbe lo stesso che provo io nel perderti. Perché devo essere io quello forte e continuare a vivere cmq, mentre tu quella che smette. Perché sono io lo stupido o il malato di mente perché amo troppo per perderti.

Lo so che per te la cosa più semplice sarebbe non vedermi più e farti una nuova vita, allora perché io non posso prendere la soluzione più facile al mio dolore?

Quando ti ho detto quello che ho fatto è tu sei scoppiata a piangere abbracciandomi, ho sentito che provavi ancora qualcosa per me, lo so che me lo hai detto tante volte, ma le parole non sono niente, se devo sempre subblicarti di non cancellarmi.

Io non ce la faccio, poi ti telefono e te lo leggo.

Non so cosa serva queste cose che scrivo, a farti star peggio di sicuro, ma non è quello che voglio. Io voglio te anche  se non ne sei convinta, anche se sai che non riuscirai a darmi amore, e lo so che sembra egoistico pensare al solo mio bene… Ma io so che tu un tempo stavi bene con me, e non posso permettermi di credere che ciò non possa più accadere. Perché senza di te il mio sangue non ha importanza, la mia vita non ha importanza, le mie giornate sono inutili. Ora credimi pure pazzo, come farebbe qualsiasi altro, ma senza te non riesco, senza te non riesco. E perché dovrei farmi forza e continuare, mentre tu con me ti sei già arresa?  

Cap 11.6-Di Lei

Cap 11.6-Di Lei

I suoi occhi erano verdi. Aveva questo strabismo di Venere che quando guardava di lato usava chiudere un occhio. A tavola si scherzava e lei e sua mamma scherzavano con il papà, io sorridevo, mi sembrava una famiglia felice, strana cosa per me.

Quando si stirava i capelli e mi apriva la porta… era stupenda, tutto quel bello tra le mie braccia. Tutta bisognosa di coccole e quendo non gliele facevo metteva il broncio, le piacevano le carezze, mi chiedeva di accarezzarle l’interno delle ginocchia. Quando mi toccava la schiena un brivido mi attraversava il corpo. E quelle labbra così dolci e delicate, mi veniva voglia di morderle. Quando mi guardava mentre uno di fronte all’altro stavamo distesi, adoravo vederla sorridere, allora spalancavo gli occhi per farla ridere, la spaventavo, e quando chiudeva gli occhi, io spalancavo i miei e poco dopo lei li riapriva per vedere se stavo dormendo, e scoppiava a ridere pregandomi di chiudere gli occhi. Infinite volte al buio le ho toccato il viso: le dicevo “se fossi cieco” le sfioravo gli occhi le sopracciglia, le labbra, a volte fingeva di mordermi un dito. E poi lei faceva lo stesso: passava la mano sul mio viso. Ridevamo nel constatare che un suo pollice riusciva ad entrare in una mia narice. A volte afferrandola per i fianchi usavo troppa forza e lei se ne lamentava.

Suo padre a volte faceva il sonnambulo, e io ne avevo una paura matta perché non sapevo come mi sarei dovuto comportare se me lo fossi trovato davanti in una di quelle occasioni. Quando dormivo a casa sua usavamo rimanere stesi sul divano letto di camera sua (comprato apposta per me), poi uno dei due andava a dormire sul letto a castello. Un giorno la porta della camera era socchiusa, le luci erano spente e noi due stavamo amoreggiando, quando ad un certo punto sento la voce di suo padre dire “Sà fèto lì!”. Forse me lo sono inventato io, sta di fatto che allora sono saltato sulle scalette e dritto nel letto a castello, avevo il cuore a mille, mi dicevo: “Non la tocco più! Non la tocco più, giuro!”, lei se la rideva mentre io tremavo dal terrore, mi immaginavo lo sguardo di suo padre da sonnambulo fissarmi nel buio.

La pace. La pace nel mondo era quando la mattina lei veniva a stendersi accanto a me, era caldissima e diventavamo una cosa sola.

La sua pelle al sole diventava del color dell’oro. Quanto abbiamo riso assieme… Ridevamo di tutto. Una volta abbiamo finto un combattimento nel suo salotto, quanto ridere.

Era bello quando la sera guardavamo la tv assieme i suoi su di una poltrona e noi due su di un altra, stesi con su una coperta e sotto le nostre mani strette assieme. E c’erano sempre dei dolcetti sul tavolino , io ne ero stupito perché a casa mia sarebbero durati meno di un giorno. Mangiare con lei sul terrazzo con i vecchietti che coltivavano l’orto di sotto e quei palazzi enormi, li avevo visti mentre li stavano costruendo quando passavo di li con il pulmino delle elementari. Erano lì imponenti che mi aspettavano.

Le colazioni con lo zucchero di canna e una brioche  o una fiesta.

Era magico mangiare la pizza assieme.

La mia testa registrava tutto. Perché tutto finisce. Anche se non lo sapevo.

La mia testa automaticamente registrava e riponeva i nastri in un cassetto con su scritto in corsivo: Gioia.

Vomit – Girls

Vomit – Girls

Nights I spend alone
I spend ‘em runnin’ ’round lookin’ for you, baby
Nights I spend alone
I spend ‘em runnin’ ’round lookin’ for you, baby

Lookin’ for love
Lookin’ for love
Lookin’ for love
Lookin’ for love

Nights I spend alone
I spend ‘em runnin’ ’round lookin’ for you, baby
Nights I spend alone
I spend ‘em runnin’ ’round and ’round and ’round
And ’round and ’round and ’round and ’round and ’round
And down and down and down and down and down

Nights I spend alone
I spend ‘em runnin’ ’round lookin’ for you, baby
Nights I spend alone
I spend ‘em runnin’ ’round lookin’ for you, baby

Lookin’ for love
Lookin’ for love
Lookin’ for love
Lookin’ for love

‘Cause there’s something that I get from myself
And there’s something that you give to me
And if I’ve got one without the other
Then it’s not enough to be – I need your love

Come in to my heart
Come in to my heart
Come in to my heart
My love
Come in to my heart
Come in to my heart
Come in to my heart
Oh, come in to my heart
Come in to my heart
Come in to my heart
My love

La moglie di Abramo

La moglie di Abramo

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Cap 11.5-Farsi fuori

Cap 11.5-Farsi fuori

L’aria che si respirava a casa mia un paio di anni fa era davvero pesante, l’armadio ne a risentito di più dopo tutti i pugni che gli ho sferrato, ma ha sempre incassato senza dire una parola… Ma i pugni non bastavano e allora sono arrivati i tagli. Il primo taglio e come la prima scopata, non te la scordi più ma sopratutto poi non puoi più farne a meno. Il mio primo taglio l’ho fatto ascoltando Iggy Pop, dopo aver saputo che mia nonna, la persona più solare che conoscessi, era stata male e non sembrava più la stessa. Chi non si è mai tagliato può pensare che faccia troppo male, ma è proprio il contrario non c’è alcun dolore, è come con una pentola a pressione che devi farla sfiatare a tutti i costi, e quando esce il sangue, allora torni a respirare. Il taglio di quasi 10 centimetri che ho sul braccio, non lo sa quasi nessuno, ma me lo sono fatto un giorno quando i miei erano ancora insieme, mio padre e mio fratello più grande si erano coalizzati e gli era venuta questa paura che noi gli potessimo far del male, per esempio mio padre dormiva con la porta sbrangata con un armadio, poi si erano messi a nascondere tutti i coltelli, con la paura che li usassimo contro di loro. Un giorno vado in cucina, ho voglia di un panino al formaggio, prendo il pane, prendo il formaggio ma non c’è nessun coltello, allora mi è salito su un nervoso tremendo. Sono corso su da mio fradello urlandogli di ridarmi i coltelli, ma lui niente, poi mi fa “schhhh” con il gesto del silenzio e allora lì scoppio prendo un taglierino, e per dimostrargli che al massimo il coltello lo avrei usato contro di me che contro di loro mi apro un “sorriso” sul braccio. La cosa che più mi dispiace è che lì c’era mia sorella più piccola, era lì per tenerci buoni, aveva circa 11 anni.

Di queste storie ne ho mille e non vanno via col vento forte.

 

Il gorno dopo il primo tentativo di suicidio fatto tagliandomi il poso sinistro per il lungo, la sera del 25 dicere, sono andato da solo al pronto soccorso, i punti me li avevano già messi il moroso di mia sorella. Vado ll’ospedale di Borgo Trento, gli dico quello he o fatto e che avrei potuto rifarlo, che non mi sntivo sicuro a casa. Lo psichiatra che c’era in turno mi tira fuori, che essere lasciato dalla morosa è una cosa che capita a tutti e che in psichiatri c’era gente messa molto peggio. Mi ha dato delle gocce di Lexotan da prendere nei momenti di crisi… in poche parole mi a sbolognato. E poi come predevo l’ho rifatto. Pensavo di essere al sicuro con quelle cazzo di gocce (inutili), ma non sono servite, mi ritrovavo a camminare senza pace avanti e indietro per la stanza, senza riuscire a smettere di pensare, avevo il cuore che mi batteva a mille. Mi dicevo: Non pensare a lei! Non pensare a lei! Ma non riuscivo a smettere di pensare a quegli occhi verdi, a quel sorriso. Al saltino che faceva quando all’improvviso gli veniva voglia di darmi un bacio o solo un abbraccio.

Quando i miei litigavano di brutto pensavo: Tanto tra qualche giorno le cose tornano tranquille, o che con il divorzio saremmo stati tutti meglio (e fu così); ma in quei giorni e in questi giorni non ci sono appigli.

 

Voglio concludere queste pagine con un: “Ora sono tranquillio” oppure “Ora sto meglio” ma mi sa che questo quadernino non basterà.

 

Gli amici che vengono a trovarmi continuano a ripetermi di tornare a casa di fare almeno una prova ma non so come spiegargli che per adesso è impossibile, come fai a descrivere quanto brucia un fuoco. Vorrei, mentre siamo li che ci parliamo, aprirmi i cranio e fargli vedere quanto è pericoloso quello che c’è dentro e poi vorrei controllare quale ingranaggio si è rotto è magari cercarne il ricambio su Ebay.

 

Prima della fine dell’anno sapevo che ci avrei ritentato, a spingermi oltre il bordo di questa vita di merda, aspettavo solo di passare il capodanno. Speravo di divertirmi, e così è stato, ma il problema è stato la mattina seguente: Ed ora che faccio, c’è questa nuvola scura sopra di me che non se ne va nemmeno se bevo. C’è una parola che descrive esattamente il mio stato d’animo: VUOTO.

 

Buio assoluto.

Ho fatto tutto con la massima calma ed ero pienamente coscente di quello che stavo facendo come un kamikaze prima di farsi esplodere. Ho letto il bugiardino del Lexotan e dello Xanax per vedere quale avrebbe avuto più effetto e quale non mi avrebbe mandato in coma. Ha vinto la bottiglietta di Lexotan anche perché di pastiglie di Xanax ne erano rimaste solo 7, e molto probabilmente non bastavano. Comunque mi rimaneva la paura di rimanere in coma, così ho preso un foglio di carta ed ho scritto che nell’eventualità non avrei voluto rimanere in quello stato per più di tre mesi. Poi lasciatemi andare. L’ho messo assieme al volantino dell’AIDO per il consenso alla donazione organi. Tranne il cuore, quello… ormai è rotto. E ho messo tutto sotto il portatile sulla scrivania. Ho tolto il contagocce al Lexotan, con attenzione per non sporcare in giro. Era circa l’una. Sono sceso in salotto, nella stanza accanto tutti erano intenti a mangiare, era una bella giornata sebbene fosse inverno. Ed ecco l’errore, il campanello di allarme che mi fa pensare che forse non volevo proprio farmi fuori: ho chiamato lei… per sentirla un ultima volta, perché fosse lei l’ultima voce. Lei però a capito che qualcosa non andava, ricordo che non riuscivo a scandire le parole, la mia voce andava al rallenty. Mi ha chiesto cosa avevo. “Ho preso delle gocce.” “Quante?” “Tutte”. Mi pare di aver sorriso. So che ha messo giù e ha chiamato mia mamma che era nella stanza accanto. E del resto ho solo dei flesh, mi ricordo il vestito di uno della croce rossa ricordo un immagine dove mi trovavo disteso con qualcosa pinzato al dito e mia mamma accanto, poi mi ricordo un soffitto che scorreva mentre ero steso. E mi ricordo che ero seduto davanti ad un dottore che mi faceva mille domande, e si incazzava perché non rispondevo o non capivo quello che mi diceva. Mi ricordo di essere entrato in questo reparto sui miei piedi, e un “Come va?” “Bene”. Mi viene in mente una volta alle superiori un compagno di scuola dopo la ginnastica corre al cesso e vomita l’anima, noi gli chiediamo come va e lui “Benissimo”, ogni volta che ci ripenso mi vien da ridere.

Era notte non so che ore erano, ma tutto taceva, e io disteso sul letto ho cominciato a scrivere questo “diario” quel giorno stesso. E di tutte quelle ore passate non ricordo quasi nulla, di sicuro niente tunnel nessuna luce bianca nessuna mano tesa nessun Dio nessun parente defunto, o cazzate simili.

 

Wine In The Afternoon – dei Franz Ferdinand

Wine In The Afternoon – dei Franz Ferdinand

Così questa è l’estate
E il liquigas sta correndo lentamente
Ma non mi importa
Sto facendo cose e le sto facendo con te

Beh tu sai che lui vorrà il suo affitto stasera
Ma noi dobbiamo dirgli che Haddows ha inghiottito tutto l’affitto di questo mese

Così l’estate sporca il cielo con turbini di inchiostro che portano giù il tuono
Ma non mi importa

E se sei carina metterai giù quel libro
Mi trascinerai sul pavimento, mi trascinerai di più
Trascinami giù di più

Bevendo vino
Bevendo vino nel pomeriggio

Domani è giovedì, quello è il mio giorno di lavoro
Quello è il mio giorno per camminare lungo Maryhill road inventandomi qualche bugia su un lavoro per il quale ho fatto domanda

Quando avrò bevuto il vino, oh avrò bevuto vino nel pomeriggio

50 filtri lunghi si sono lasciati dietro i loro sudici mozziconi
Hanno lasciato le loro teste annerite nella cenere
Questa è l’ultima prima che siano spinti via e riposti dentro a giornali per una strusciatina

Una sigaretta merita una seconda vita
non ce la meritiamo tutti?

Amo bere vino
Amo bere vino nel pomeriggio

Una bottiglia di vino….